Conoscete i versi di Dino Campana? Fu uno dei massimi poeti del Novecento italiano; egli nacque a Marradi (FI), un piccolo borgo sull’Appennino tosco-romagnolo, che  conta oggi 3 mila residenti circa. In quest’amena località della Romagna toscana, ogni anno ad ottobre si svolge la tradizionale “Sagra delle Castagne”; quest’anno, grazie ad un’iniziativa di Marradi Mia sono state per la prima volta organizzate “Passeggiate Campaniane” in loco. 

Si tratta di uno strumento studiato per valorizzare il territorio, da un lato, con gli aspetti naturalistici in primo piano, e la figura del poeta Dino Campana, dall’altro. Una figura così importante a livello locale da motivare la nascita del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, sito in via Castelnaudary 5, a Marradi (FI). 

E’ da questo punto strategico che domenica 15 ottobre siamo partiti per la nostra passeggiata, curata da Gianmaria Beccari, di Passeggiate Filosofiche. Eravamo un gruppo di 12 persone circa, di differenti età e provenienze, accomunate dall’interesse per il poeta e le sue opere. 

Siamo saliti lungo uno dei tragitti previsti dal cosiddetto “Percorso dei Leggii”, messo a punto dal Centro Studi Campaniano per accompagnare il visitatore nella sua esplorazione del territorio, facendo tappa là dove era solito fermarsi Dino Campana. 

Ci siamo diretti verso località Biforco, per poi salire fino a raggiungere Rocca di Castiglione. Di tanto in tanto ci fermavamo ad ammirare il paesaggio, sempre nuovo ad ogni nuovo passo. Hanno cominciato ad arrivarci le prime sollecitazioni, da parte del nostro cantore Gianmaria Beccari. “Il mattino arride sulle cime dei monti. in alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano” cit. Dino Campana.

Noi ancora non lo sapevamo, ma quel castello di lì a poco noi l’avremmo raggiunto camminando. La salita si faceva dura, ma la bellezza del paesaggio ripagava a pieno dello sforzo.  Nei Canti Orfici, il riferimento al paesaggio dell’appennino tosco-romagnolo, percorso in lungo e in largo da Dino Campana nel corso della sua breve vita, è costante. Così come costante è l’invito al lettore a farsi uno con la poesia attraverso la immedesimazione nel poeta e nel paesaggio. A tal punto che viene da chiedersi se esista modo migliore per entrare in contatto con la sua opera, se non ripercorrendo i suoi passi ed immergendosi nella natura di cui il poeta stesso fece esperienza. 

I crinali, le valli, i suoni di sottofondo tra i boschi, i colori del sottobosco, le rare bacche colorate, le foglie che si calpestano, lo spaziare lontano dello sguardo dalla sommità del monte. Dino Campana nei suoi versi parla del fiume Lamone come re del paesaggio. Scrive “Per rendere il paesaggio, il paese vergine che il fiume docile a valle solo riempie del suo rumore di tremiti freschi, non basta la pittura, ci vuole l’acqua, l’elemento stesso, la melodia docile dell’acqua che si stende tra le forre all’ampia rovina del suo letto, che dolce come l’antica voce dei venti incalza verso le valli in curve regali: poi ché essa è qui veramente la regina del paesaggio”. cit. Dino Campana.

Ma quanti di voi conoscono la biografia del poeta Dino Campana? Forse non tutti sanno che Dino Campana ebbe vita travagliata. Nacque a Marradi nel 1885. Nel 1913, a circa ventotto anni, consegnò un manoscritto ad Ardengo Soffici e a Giovanni Papini,  che purtroppo andò perduto, dimodoché nel 1914  il poeta iniziò a riscriverlo. Dino Campana aveva infatti ingenuamente consegnato a Soffici e a Papini l’unica copia esistente del testo. Il manoscritto fu ritrovato in una casa di Ardengo Soffici solo cinquant’anni dopo, nel 1971. Il poeta soffrì molto di questa perdita.

Ebbe una storia d’amore con Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo, avvenuta tra il 1916 e il 1917, un anno prima di finire nel manicomio di Castel Pulci, la quale fu tumultuosa, impetuosa e violenta. Tra l’altro Sibilla Aleramo lo tradì anche con Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Nel 1914 uscì per Ravagli la prima edizione dei “Canti Orfici” nata sulle ceneri del precedente manoscritto, andato smarrito, dal titolo “Il più lungo giorno”Era un’edizione zeppa di errori e benché Dino tentasse di vendere personalmente le copie nei caffè e per strada, i risultati furono scadenti. Solo nel 1928 – quattro anni prima della morte dell’autore – la casa editrice Vallecchi fece uscire una seconda edizione. Non chiese alcun permesso a Campana, del resto ricoverato in manicomio e ritenuto ormai incapace di intendere e di volere. Anche questa edizione del ’28 risultò densa di refusi, storpiature, lacune. Nel 1941 uscirono altre edizioni dei Canti Orfici. Solo in seguito, soprattutto grazie a Montale e a Luzi, si procedette alla riabilitazione della figura di Dino Campana come poeta. Il poeta di Marradi morì nel 1932, ricoverato in manicomio, ma la memoria di lui gli è sopravvissuta. 

Ed è ai luoghi che caratterizzarono la sua infanzia che egli fece ritorno dopo ogni nuova delusione nella sua breve e tormentata esistenza, quegli stessi “monti” che egli descrive nei “Canti Orfici”. Ciò che gradiva di quei monti era la straordinarietà dell’esperienza della montagna, la sua radicalità, il suo allontanarlo dalla vita mondana in favore di una vita ascetica. Alcuni studiosi hanno scritto che è proprio grazie alla montagna che la poesia di Dino Campana diventa Dino Campana. Per Campana le montagne sono in qualche misura “giuste” e quindi capaci di consolarlo dall’ingiustizia dell’incomprensione, dell’ipocrisia, della malvagità della città.  

Se ciò che ho scritto per raccontarvi l’esperienza “Passeggiate Campaniane” vi risuona dentro, sappiate che esse si ripeteranno le prossime due domeniche di ottobre – 22 e 29 ottobre 2017 – con partenza dal Centro Studi Campaniani alle 9.30. Al termine della piacevole escursione, i partecipanti potranno degustare prodotti tipici locali offerti da imprenditori locali afferenti al gruppo di marketing territoriale “Marradi Mia”. Per info e prenotazioni il numero da chiamare è 349 0774117 Gianmaria Beccari (anche tramite whatsapp)

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